Weizen: oltre il frumento c’è di più

Sono tre le caratteristiche di una Weizen: carbonazione elevata, poco amaro e tanta banana.

Avete detto Weizen? La volta scorsa abbiamo iniziato a parlare delle Weiss, descrivendone l’albero genealogico ed evidenziandole la caratteristica principale: l’impiego (abbondante) di frumento maltato. Ovviamente il discorso non è finito lì. Quando dicevamo che parlare di Weiss significa sfondare una porta aperta non stavamo scherzando e di certo un articolo non basta a rendere onore al merito. Oggi riprendiamo il discorso da dove ci eravamo lasciati.

Da cosa si riconosce una Weizen?

Prima di tutto una precisazione: stiamo parlando di Hefe Weizen, ovvero le Weinn non filtrate, tipiche della Baviera tedesca e le più diffuse nel mondo. Sono essenzialmente tre le caratteristiche distintive. La prima è la vivace carbonazione. Fate la prova: assaggiatene una, fate scorrere il liquido sulla lingua e la sentirete pizzicare. In questo caso sentirete tanto di quel fermento da avere l’impressione che sulla lingua si stia scatenando il pogo nel di un concerto heavy metal. C’è chi ritiene che queste birre danno il meglio di sé alla spina, dove un filo di CO2 aggiunta le rende spettacolari. Eppure le versioni in bottiglia rimangono altrettanto popolari.

Amanti dell’amaro, questo (non) è pane per i vostri denti.

Seconda caratteristica è la scarsa luppolatura. Considerando la scala da 1 a 100 delle IBU (International Bitterness Unit, standard per la misura dell’amaro), le Weizen arrivano difficilmente a 18. Non sono birre che fanno impazzire le teste di luppolo, insomma.

Terza caratteristica, probabilmente la più importante: la banana.

No, non stiamo dando i numeri. Vi siete mai chiesti perché le Weizen vengono spesso descritte come “bananose”? Il loro profilo organolettico si caratterizza per un’elevata presenza di fenoli, una delle principali famiglie nate dalla fermentazione del lievito. Parlando in “degustese”, i fenoli vengono descritti come aromi e sapori di spezie (würzig ) e chiodi di garofano (nelkenartig). Oltre ai fenoli ci sono gli esteri – altra grande progenie del lievito – in particolar modo gli esteri fruttati, tra i quali svetta la banana. Non è merito dei malti né dei luppoli, bensì del particolare ceppo di lievito ad alta fermentazione utilizzato, chiamato per l’appunto Weizen. Lo stesso che tende a deflagrarsi all’interno della birra, dando vita al caratteristico aspetto torbido.

Tre caratteristiche fanno uno stile, piccole loro varianti creano infinite birre. Qualsiasi sia il risultato una cosa è certa: le Weizen non sono birre per i timorati delle calorie.

Quello delle Weizen è uno stile per il quale siamo ghiotti. A voi piacciono? quali avete assaggiato? qual è la vostra preferita?

 


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