Temperatura di servizio: fresca o gelata?

La temperatura di servizio è uno degli aspetti più importanti per apprezzare al meglio una birra.

Oggi vi parliamo di temperatura di servizio. Per farlo vi proponiamo una breve excursus sulle etichette birrarie sensibili alla temperatura. Una strategia partorita da quei geni del male del marketing, non c’è dubbio, ma che ci consente di cogliere la palla al balzo per chiarire un paio di punti. Il primo è la differenza tra birra industriale e artigianale: a differenza di come la prima ci ha da sempre abituato, la birra artigianale non deve essere servita gelata.

Se la temperatura di servizio della birra è troppo fredda non saremo in grado di apprezzarla al meglio.

I profumi saranno appiattiti e il contatto del liquido gelato con la bocca anestetizzerà le papille gustative. La birra gelata è una trovata che le multinazionali si sono inventate per mascherare il blando sapore di birra prodotta con mais e altri succedanei. La regola generale vuole che si parta dai circa 6/7 gradi centigradi per birre a bassa fermentazione e bassa gradazione alcolica (Pilsner, Blanche/Wit, Weizen), aumentando per alte fermentazioni e alte gradazioni (Bitter, Pale Ale, Stout) fino ad arrivare ai circa 15 gradi per i “pesi massimi” (Imperial Stout, Barley Wine). La schiuma può darvi una mano: se troppa significa che la birra è poco fresca, se troppo poca ha invece una temperatura di servizio troppo rigida.

Indagine sulle etichette, dicevamo.

Partiamo da tale Conti Bier, una probabile italo-americana che ha dotato le proprie bottiglie di un sistema per il controllo della temperatura di servizio molto originale. Come funziona? Una bella pin up in etichetta, contro ogni rigor di logica, inizia a svestirsi al diminuire della temperatura. Quando rimane in bikini significa che è stata raggiunta la “giusta” temperatura servizio. Giusta per modo di dire. E’ congelata!

Non è un’idea – è proprio il caso di dirlo –  così fresca.

La stessa soluzione è stata precedentemente utilizzata dall’australiana Skinny Blonde: una procace pin up di rosso (s)vestita soffre così tanto il freddo da mettersi perfino in topless. Miller Coors invece alle curve femminili ha preferito le Rocky Mountains. Questa volta la temperatura di servizio consigliata è fedele alle regole, visto che si aggira tra i 6 e i 10 gradi centigradi.

La medaglia d’oro va però a Mikkeller.

Correva l’anno 2012. Bedow, uno studio grafico, lancia assieme alla famosa beer firm danese una serie di quattro etichette stagionali, una per ogni stagione dell’anno, ciascuna caratterizzata da un elemento tipico della stagione. Abbiamo così una Winter Ale dove un albero di mele perde i suoi frutti man mano che si riscalda; una primaverile Pale Ale dove i raggi del sole perdono intensità; una Pilsner estiva dove i fiori perdono progressivamente i loro petali; infine una Porter autunnale dove i fiocchi di neve si trasformano in gocce di pioggia.

Marketing o no, le etichette sensibili alla temperatura sono un buon modo per avere riguardo della giusta temperatura di servizio.

Voi cosa ne pensate delle etichette sensibili alla temperatura? utili? non utili? ne avete mai vista una?


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