Session Beer: la birra che non ubriaca

Si parla tanto di Session Beer. Si bevono? Eccome! Ecco chi sono.

Parlando della Pinta Nonick abbiamo introdotto l’argomento Session Beer. Un argomento molto piccante, a dire la verità. C’è un popolo di aficionados che ronza attorno a questo “stile” birrario come api attorno a un alveare, attratte dalla loro irresistibile bontà. Le virgolette non sono casuali: le Session Beer non sono uno stile vero e proprio. Session sta per “sessionable”, ovvero ‘sessionabile’, godibile sempre e comunque. E’ un’espressione utilizzata per indicare le birre di facile approccio, da consumare quotidianamente 24 ore su 24. Sono birre molto semplici. Ma badate bene: semplici non significa banali!

Session Beer a orario ridotto.

La loro storia è più seria di quanto il loro nome potrebbe fare immaginare. Durante la Prima Guerra Mondiale il consumo di alcolici non era libero. O perlomeno non si era liberi di consumarli a ogni ora. Esistevano dei momenti prestabiliti, delle “sessioni” suddivise in due fasce orarie: 11:00-15:00 e 19:00-23:00 (8 ore complessive). Una regola che perdurò fino al 1988, quando venne introdotto il Liquor Licensing Act. Session non era solo l’orario ma anche le birre: per la maggior parte Mild o Bitter, dai 3 ai 4 gradi alcolemici. Il massimo giornaliero erano 8 pinte, oltre le quali si rischiava di cadere vittima dell’alcol. Detto così non sembra un limite particolarmente restrittivo ma a conti fatti si trattava di una pinta all’ora.

Dalla sessione alla sessionabilità: nascono le Session Beer per come oggi le conosciamo.

Massimo 5 gradi alcolemici, profilo gustolfattivo equilibrato, malti e luppoli alla pari, profilo fermentativo pulito, finale asciutto. Risultato? Tanta, tantissima beverinità. Oggi il consumo di Session Beer non è più limitato a determinate fasce orarie ma rimane imbarazzante la rapidità di consumo. Sono birre che si bevono a secchiate: dopo la prima, che praticamente evapora dal bicchiere, ne ordinate subito un’altra. E un’altra ancora, a oltranza, senza mai sentirvi ebbri come invece accadrebbe con birre di altro genere.

Ebbene sì: si può bere birra senza ubriacarsi!

Le Session Beer nascono per questo scopo. E per raggiungerlo sono libere da ogni vincolo. L’unico elemento obbligatorio è il grado alcolemico inferiore a 4. Questo limite è stato definito in America come compatibile con un consumo moderato e salutare di alcol. Ma questo numero non è causale. E’ il risultato di un calcolo matematico che parte dal quantitativo di alcol che il nostro corpo è in grado di processare.

Esistono due metodi: quello americano e quello inglese.

In America si usa lo “standard” governativo: 12 once (355 ml) di birra da 4%. In Inghilterra il limite è meno restrittivo ed è basato sulle “unità“, che non devono essere più di quattro. Andiamo per esempi. Considerando le 12 once americane e 4 gradi alcolemici abbiamo 1,4 unità. Il  nostro corpo processa 1 unità ogni ora. Abbiamo uno scarto di 0,4. Dopo un’ora, ripetendo la medesima operazione, abbiamo ulteriore scarto. E l’alcol accumulato e non smaltito aumenta. E così via.

La differenza tra 4 e 5 non è 1 ma molto di più.

Quello delle Session Beer è uno dei rari casi in cui la matematica diventa un’opinione. Considerando l’esempio precedente, se si porta il livello di alcol al 5% (1,8 unità), il livello di alcol in eccesso raddoppia. Ecco perché le Session Beer si fermano a 4 gradi: a livelli di alcol più alti il fegato inizia ad accusare fatica. Originariamente il loro limite era veramente quello di 5 gradi. Considerando che questo è il contenuto alcolico di tutte le birre industriali, nonché la crescente apprensione per gli abusi alcolici, oggi 4 è diventato lo standard dominante.

Le Session Beer si bevono come se non ci fosse un dopodomani. E la cosa bella è che più si bevono più ci si sente bene. A patto che si guardi l’orologio tra un bicchiere e l’altro, insomma.

Conoscevate le Session Beer? la loro filosofia è compatibile con la vostra idea di bevuta? preferite bevute seriali o una tantum ma sostanziose?


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