Orval: Abbazia di Notre Dame

Non solo birra trappista: l’Abbazia di Notre Dame d’Orval è un angolo di paradiso.

Iniziamo un viaggio alla scoperta delle abbazie trappiste del mondo e lo facciamo partendo da una delle più belle: l’Abbazia di Notre Dame d’Orval. Prima di lanciarci all’avventura ci teniamo a chiarire una cosa: l’aggettivo trappista non indica uno stile ma “solo” una filosofia produttiva. O meglio: un disciplinare di produzione definito dall’Associazione Internazionale Trappista (ITA, International Trappist Association). Lo scopo di tale disciplinare è tutelare i prodotti di origine trappista da soprusi commerciali, proteggendoli con il famoso logo esagonale. L’Associazione è stata fondata nel 1997 da quelle che erano allora le 8 uniche abbazie trappiste esistenti al mondo – oggi sono 11. Una di questa era proprio l’Abbazia di Notre Dame d’Orval. Questo angolo di paradiso è situato nel piccolo villaggio di Villers-devant-Orval, nella regione del Lussemburgo Belga, in una delle più belle valli boscose delle Ardenne. E’ un gioiello incastonato in una riserva naturale.

Una storia che ci riguarda da vicino ma che parte da lontano.

E’ tutto vero e documentato dai testi presenti negli archivi del monastero. Nel 1070 i monaci Benedettini provenienti dalla Calabria trovarono rifugio in questa area dalla guerra che attanagliava l’Italia. Il signore del feudo di cui faceva parte Orval, il Conte Arnoldo II di Chiny, li accolse e offrì loro parte dei territori di sua proprietà. In cambio avrebbero dovuto fondare la prima comunità benedettina del Belgio. Arnoldo era marito della bellissima Matilde di Canossa, Contessa di Toscana. Destino volle che nel 1076 la vita di Matilde fosse sconvolta da un dramma: la perdita del figlio di 8 anni.

E’ a questo punto che la storia diventa leggenda.

Sperando di alleviarne il dolore, il Conte Arnoldo invitò la Contessa Matilde a visitare il monastero in costruzione. Ma com’è che si dice? I drammi arrivano a due a due come le ciliegie. Durante la visita, immergendo le mani in una delle tanti sorgenti, Matilde perse l’anello nuziale. Un anello al quale attribuiva grande valore sentimentale. Andò nel panico. Disperata, pregò di poterlo ritrovare. Pregò intensamente. E alla fine le sue preghiere furono ascoltate: una trota emerse dalla superficie dell’acqua facendole dono dell’anello che portava in bocca. E Matilde, in preda alla gioia, esclamò “questa è veramente una Valle d’Oro!” (in francese “Val d’Or”, all’inverso Orval). Come segno di gratitudine la Contessa finanziò la costruzione del monastero. Verità o leggenda? Non è dato sapersi. Fatto sta che questa storia ha ispirato il logo d’Orval.

L’abbazia fu completata nel 12esimo secolo.

I primi anni dell’abbazia furono eccezionali. Le attività economiche intraprese dalla comunità benedettina si rivelarono più floride del previsto e a metà del 13esimo secolo il monastero godeva già di grande prosperità. Purtroppo la sfiga ama rovinare gli scenari idilliaci: nel 1252 un incendio danneggiò gravemente l’abbazia. Orval si trovò improvvisamente a fronteggiare una situazione di dissesto economico. Fu per questo che decise di aderire all’Ordine della Stretta Osservanza (cosiddetto trappista).

Nel 1648 Orval diventa un’Abbazia Trappista.

Da allora in poi si sono susseguite una serie di migliorie. Nel 18esimo secolo è stato aggiunto il museo. Assieme a lui vennero installati i giardini per la coltivazione di piante mediche e officinali. Venne inoltre intrapresa la produzione di formaggio, altro prodotto tipico delle abbazie trappiste assieme alla birra. Dicono sia squisito. Lo potete acquistare e portare via oppure consumarlo in loco nel ristorante dell’abbazia, la cui cucina sfrutta tutte le potenzialità della birra di casa.

Per la birra bisognerà aspettare un altro po’.

Dopo essersi rimessa in piedi Orval subirà un nuovo tracollo economico. Questa volta fu colpa dell’esercito francese durante la Rivoluzione. L’abbazia verrà distrutta e successivamente chiusa fino a conclusione della raccolta fondi necessari alla sua ricostruzione. Raccolta che verrà avviata  solo molto più tardi, a cavallo delle due Guerre Mondiali (1926). Fu Henry Vaes l’architetto designato alla sua ricostruzione. Lo stesso che successivamente disegnerà la forma del caratteristico bicchiere.

Nel 1931 che nasce l’Orval che tutti conosciamo: la birra trappista.

Non potete sbagliare: la riconoscete dalla silhouette a forma di birillo, corredata da un’etichetta minimale a mo’ di cravattino sul collo. Una birra nata per finanziare la ricostruzione dell’abbazia. A dire la verità la birra è parte dell’Abbazia di Notre Dame da molto più tempo. Un documento risalente al 1628, difatti, racconta le consuetudini dei monaci, che erano soliti scandire le proprie giornate di preghiera con birra e vino. La prima Orval è stata venduta in data 7 Maggio 1932. Inizialmente prodotta in barili, oggi la vediamo solo in bottiglia. E’ stata inoltre la prima birra trappista a essere venduta in tutto il Belgio.

Orval: un nome che è leggenda.

Fu Padre Pappenheimer, proveniente dalla Baviera, a inventare la ricetta che ha reso unica questa birra: 6.2 gradi alcolemici, prima fermentazione con lieviti tradizionali, rifermentazione con lieviti selvaggi (brettanomiceti) e un bel dry-hopping finale. Tutto questo non rende il suo profilo organolettico unico ma anche in evoluzione costante, perfetto per verticali indimenticabili. Oggi a capitanare il birrificio è un birraio donna, Anne-Françoise Pypaert, che nell’Ottobre 2013 ha sostituito Jean-Marie Rock. Orval viene prodotta in ben 22 milioni di bottiglie ogni anno, la maggior parte delle quali (oltre l’85%) sono destinate al mercato belga. Ne esiste un’altra versione meno famosa, chiamata Petite (‘piccola’) Orval. E’ una Patersbier (birra dei monaci) di appena 3.5 gradi, prodotta esclusivamente per autoconsumo.

Ogni abbazia trappista ha una storia interessante ma quella dell’Abbazia di Notre Dame d’Orval è persino spettacolare. Un misto di realtà e leggenda. In mezzo c’è lei, la birra, il vero miracolo della comunità trappista.

Volete visitare l’Abbazia di Notre Dame d’Orval? Sappiate che è aperta al pubblico unicamente due giorni all’anno. Vi conviene organizzarvi con largo anticipo se non volete farvi scappare l’occasione!


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