Mug di Oz: brindisi e magia

In passato erano cocci di vetro ma oggi il Mug è diventato emblema dei bicchieri da birra.

Il Mug non è un bicchiere, perlomeno non al 100%. Basta guardarne la forma per rendersene conto: è piuttosto un boccale. Forma tozza, bassa e larga, agghindata dalla presenza di fossette. Massiccio e munito di manico, praticamente perfetto per sonori brindisi. Oggi il Mug è un bicchiere da birra globalmente riconosciuto ma le sue origini rimangono avvolte nel mistero.

Il Mug potrebbe essere nato alla fine dell’età vittoriana.

A quel tempo i landlord proprietari dei pub inglesi servivano da bere in boccali di peltro, che impedivano la vista del torbido contenuto. La produzione birraria era ancora alle prime armi e il prodotto finale era molto lontano dall’essere limpido. Il boccale di peltro era perfetto per mascherare questa sorta di imperfezione. Ma anche l’occhio vuole la sua parte e pian piano nacque l’esigenza di “bere” con gli occhi. L’introduzione delle tecniche di filtraggio modificarono la percezione dei consumatori, sempre più interessati all’aspetto oltre che al contenuto. Mancava solo il bicchiere adatto allo scopo.

Il primo Mug in assoluto nasce negli anni ’20.

L’attuale Mug, noto come Dimpled Mug (ovvero ‘con tacchette’) arriverà solo più tardi, alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Farà subito breccia nel cuore di tutti, con la sua forma a mo’ di granata. Una forma che risponde a esigenze di carattere squisitamente economico: risparmiare sulla quantità di vetro necessario per produrli. Ma a renderlo universalmente famoso è la Brewers Association americana, che ne immortala la silhouette a 10 lati nella famosa campagna pubblicitaria “Beer is Best”.

Dalle stelle alle stalle: inizia il declino del Mug.

Sono essenzialmente due le ragioni che ne hanno determinato la (quasi) estinzione: costi di produzione e difficoltà di utilizzo. A differenza della Pinta, infatti, non è impilabile. In qualche modo, però, a differenza di altri bicchieri meno fortunati, è riuscito a mantenere la sua identità. Non per nulla oggi il Mug è un classico intramontabile. Lo potete incontrare ovunque ma se volete vederlo al massimo del suo splendore dovete andare in Germania durante l’Oktoberfest.

Forma convessa, base ampia e bocca larga.

Lo spessore del vetro lo rende quasi indistruttibile e l’ampio manico protegge la birra dal rapido riscaldamento – a causa del contatto con le mani. Per molti il Mug è un bicchiere eccezionale, perfetto compromesso tra estetica e funzionalità. Gli stili per i quali è preferito sono tedeschi (Bock, Doppelbock, Dunkel, Oktoberfestbier, Schwarzbier) ma se la cava anche con birre di sola ispirazione teutonica (American Dark Lager, Pale Lager). Per contro, molti lo ritengono inadatto alla degustazione in quanto le tacche ostacolano l’analisi visiva. Ma su questo punto c’è discordanza: secondo alcuni le stesse tacche sono in grado di catturare la luce e aumentare colore e chiarezza della birra.

L’immagine del Mug non è stata scalfita: nonostante l’età si mantiene ancora possente. E poterlo afferrare senza timori ha probabilmente fatto la magia, regalandogli un successo mondiale.

A voi piace brindare col Mug?


No Replies to "Mug di Oz: brindisi e magia"


    Got something to say?

    Some html is OK

    Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.