La Trappe: Notre Dame di Koningshoeven

La Trappe è il birrificio trappista (temporaneamente) scomunicato.

La Trappe e il birrificio Koningshoeven sono due facce della stessa medaglia: un’Abbazia trappista sita a Berkel-Enschot, nella provincia del Brabante di parte olandese. Dopo sei birrifici trappisti belgi è la volta dell’unico non belga – ai tempi c’era anche il tedesco Mariawald – che nel 1997 ha partecipato alla costituzione dell’Associazione Internazionale Trappista. La Trappe è quello il cui nome più di tutti sembra aver ispirato l’Ordine Trappista. ma non bisogna fare confusione: La Trappe era già un monastero cistercense fondato nel 1664 in Normandia (Francia).

La Trappe ha la fedina penale sporca.

Nel 1999 è stato espulso dall’Associazione avendo perso in un sol colpo due requisiti: la sovrintendenza dei monaci e il reinvestimento dei profitti. Colpa dell’acquisizione da parte del gigante Bavaria – secondo birrificio olandese per dimensioni – nel cui stomaco gravitavano già numerose cosiddette birre d’abbazia. Dopo lo scandalo Padre Bernardus si scuserà a nome di tutta La Trappe, adducendo che le regole dell’Associazione fossero poco chiare. Questa condizione di limbo non è durata molto: dopo 6 mesi La Trappe torna a essere membro dell’Associazione Trappista in pianta stabile.

Koningshoeven significa letteralmente ‘la fattoria del re’.

Un nome che rende l’idea dello stato dell’Abbazia nel 1881: un’area brulla e un casolare per il riparo delle pecore. Furono donati dal re olandese Guglielmo II a un gruppo di monaci francesi provenienti dall’omonimo monastero francese in Normandia, in fuga durante la Rivoluzione Francese. I monaci hanno intrapreso la strada dell’autosostentamento. E’ per tale ragione che fin dalla mesa in posa della prima pietra alla preghiera si affiancano agricoltura e allevamento. Ma la terra è povera e la resa scarsa, insufficiente a soddisfare tutte le spese dell’Abbazia. Per accelerare la raccolta fondi nel 1884 i monaci decidono di avviare un proprio birrificio.

Fare birra? Grandi numeri o niente!

Già nel 1936 viene installata un’imbottigliatrice all’avanguardia per aggredire il mercato al ritmo di 6.000 bottiglie all’ora. Dopo un investimento così importante giammai ci si sarebbe immaginati che la domanda di birra potesse venire a mancare. E’ accaduto nel 1949, dopo la Seconda Guerra Mondiale. Le ferite della guerra sono state più profonde del previsto e le materie prime vengono a mancare. I monaci La Trappe sono tentati dal chiudere il birrificio. Invece fanno di necessità virtù: per compensare la minore domanda di birra iniziano a produrre limonata (marchi Ariston e Whist).

Nel 1969 l’accordo col gigante olandese Stella Artois.

Il risultato di questa collaborazione sarà la nascita del marchio La Trappe e la commercializzazione delle prime due birre (Dubbel e Tripel). Dopodiché il birrificio non ha mai smesso di sfornare: Quadrupel (1991), Witte (2003), Bock (2004), Isid’or e Quadrupel Oak aged (2009), PUUR (2010), Jubilaris (2013). E chissà cosa ci riserverà il prossimo futuro.

Nel 1986 arrivano un nuovo impianto e perfino un nuovo direttore commerciale.

Le intenzioni sono chiare: aggredire il mercato. A dire la verità le intenzioni erano chiare da tempo. La Trappe è stato uno dei primi birrifici trappisti a farsi produrre birra sotto licenza da terzi. I monaci preferiscono concentrarsi sulla produzione di una birra destinata alla grande distribuzione (supermercati anglosassoni Sainsbury’s) – un accordo per il quale si è dovuto scomodare nientepopodimeno che il Vaticano. Forse è stata proprio questa propensione commerciale ad attirare poco dopo le mire del gigante birrario Bavaria.

Anche la gamma birraria riflette un’ottica commerciale.

Abbiamo già menzionato la Dubbel (7% abv) e la Tripel (8% abv). In realtà la primogenita si chiama Blond (6.5% abv), la cui ricetta risale al 1928. Ancora oggi è l’unica della famiglia a non essere rifermentata in bottiglia. In origine si chiamava Enkel ed era una Paterbier a tutti gli effetti, con appena 4 gradi alcolemici. Isid’or è una Belgian Strong da 7.5% abv. Nasce come birra celebrativa in occasione del 125esimo anniversario del birrificio. E’ dedicata a Padre Isidoro Laaber (1853-1936), primo birraio di Koningshoeven.

Sempre più su (alcolicamente parlando).

Si inizia con la doppia cifra alcolemica. Quadrupel (10% abv) nasce come birra stagionale prodotta solo in inverno ma è così buona che entra subito in produzione costante. Della stessa birra esiste una versione barricata (Quadrupel Oak aged, barricata in botti ex vino bianco, Porto e Whisky). Le più recenti creazioni si chiamano Witte (5.5% abv, prima e unica Blanche trappista), Bock (7% abv, stagionale basata su una ricetta del 1950) e PUUR (leggiadra birra da 4.7% abv interamente biologica). L’ultima nata si chiama Jubilaris (Belgian Ale, 6% abv) ed è stata prodotta per festeggiare il 25esimo anniversario dall’assunzione dei voti di Padre Dom Bernardus (1988). Fuori dal marchio La Trappe viene prodotta e commercializzata (soprattutto per l’export) la Tilburg’s Dutch Brown (Belgian Dark Ale, 5% abv).

E’ curioso scoprire che anche ai monaci piace fare i mercanti. La storia del birrificio La Trappe ci insegna che anche la fede ha i suoi punti deboli.

Conoscevate il birrificio La Trappe? quali delle sue birre avete assaggiato?


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