Il Mastio: intervista a Sebastiano Nabissi

La nostra intervista a Sebastiano Nabissi del birrificio Il Mastio.

Oggi abbiamo con noi Sebastiano Nabissi, birraio del birrificio Il Mastio. Qualcuno di voi avrà già avuto il piacere di assaggiare la Rock Noel (birra di Natale) in occasione dell’annuale AperiTana di Natale. Il Mastio (birrificio) nasce in epoca abbastanza recente (2012) ma il mastio (figura) risale al Medioevo. Il suo nome, infatti, è quello della torre principale di un castello medioevale. Il birrificio ha deciso di chiamarsi così ispirandosi alla Rocca di Urbisaglia (Marche, pochi chilometri da Macerata) dove il birrificio ha sede. Urbisaglia nasce come una delle principali città romane ed è ancora oggi un importante centro storico e culturale.

Per Il Mastio il legame col territorio è importantissimo.

Non è solo un questione di nome: anche gli ingredienti utilizzati provengono dalle Marche. Parimenti i nomi delle birre: le due Abbadia si ispirano alla vicina Abbadia di Fiastra; Route 77 si riferisce alla Statale 77 che, sulla falsariga della famosa Route 66 statunitense, attraversa le Marche da Foligno a Civitanova.

Non solo territorio: la famiglia ha radici fortissime.

Il legame col territorio si sposa con una gestione aziendale di tipo famigliare. A fondare Il Mastio sono difatti due fratelli, Sebastiano e Lorenzo Nabissi. Sebbene il birrificio sia piuttosto giovane i fratelli non sono persone alle prime armi: sono homebrewer da nientepopodimeno che 15 anni. Semplicemente a un certo punto si sono accorti che fare la birra con le pentole di casa non dava loro abbastanza soddisfazioni e decidono di fare il salto nel mondo dei pro. Siete curiosi anche voi di conoscere Sebastiano? Venite, ve lo presentiamo!

Ciao Sebastiano e grazie per aver voluto partecipare a quest’intervista. E’ un piacere averti qui sul blog e non vediamo l’ora di averti nostro ospite al pub. Ma prima parlaci un po’ di te: chi era Sebastiano l’homebrewer e chi è Sebastiano il birraio?

L’homebrewer Sebastiano iniziava a brassare le prime birre “in casa”… Ricordo bene quando le bottiglie di una cotta intera sono letteralmente “esplose“ in cantina per eccessiva saturazione… Correva l’anno 2001! Partenza col botto… Ma di strada ne abbiamo fatta molta da allora. Passione pura che ho trasmesso anche a mio fratello Lorenzo, ed insieme, dopo anni di esperienze da homebrewer abbiamo dato vita al Birrificio Il Mastio.

Le  ricette man mano sono state perfezionate e modellate alla nuova impiantistica di produzione, e col tempo lo sviluppo aziendale del birrificio ci ha portato a separare i vari compiti. Ad oggi Lorenzo è a capo della produzione e della cantina, con assoluta meticolosità passione ed estro, mentre io curo tutta la parte gestionale e commerciale con attenzione, intraprendenza e coraggio.

Il Mastio e il legame col territorio. A parte i nomi del birrificio e delle birre, come si sposa in concreto l’idea di promuovere Urbisaglia e le Marche? E’ questione di cereali, luppoli o spezie?

Hai detto bene. Inizialmente il legame col territorio si esprimeva con l’utilizzo di nomi scelti “ad hoc” e con l’utilizzo di spezie autoctone come l’anice, utilizzato nella nostra Belgian Ale  “Abbadia Chiara”, ed il coriandolo e frumento locali utilizzati nella nostra Blanche “Litha”. Ma, poiché riteniamo che siano prima di tutto le nostre birre a dover parlare di NOI e della nostra terra, la selezione delle materie prime nel nostro birrificio ha continuato a seguire un percorso molto interessante.

Ad oggi, dall’utilizzo di sole spezie e frumento locale, siamo già al secondo anno che portiamo avanti il progetto di una nostra produzione di orzo da maltare con un appezzamento di terra da 30 Ha (ettari) nell’alto maceratese. Dal 2017 tutto il malto Pils utilizzato sarà di nostra produzione. Il nostro sogno è di arrivare al più presto a produrre anche una varietà di luppolo autoctono da utilizzare in una nostra birra. Le birre del birrificio il Mastio in giro per il mondo dovranno parlare di Macerata e delle Marche.

Progetto Italian Beer Network (IBN). Ne facevate parte voi più altri 7 birrifici assieme al costruttore di impianti BBC Inox. Lo scopo era fare rete attorno all’approvvigionamento di materie prime. Com’è andata a finire? Può veramente l’unione fare la forza nel settore della birra artigianale?

Io penso che l’unione faccia sempre la forza, in tutti i settori.

Il progetto IBN, promosso dalla capofila BBC inox, è un progetto molto ambizioso ma attualmente in stand-by, almeno per quanto riguarda il birrificio Il Mastio. Ci siamo resi conto che la nostra partecipazione fosse stata un po’ prematura, in quanto al momento della creazione non eravamo ancora pronti né strutturati per partecipare attivamente alla nascita di una rete di imprese.

Oggi credo ancora che parlare di “rete di impresa” sia molto funzionale per il futuro. Il core business sarà sempre la produzione di birra, ma le aziende che vi prenderanno parte dovranno portarvi all’interno le proprie peculiarità: parliamo quindi in primis di produzione delle materie prime ed impiantistica, poi la commercializzazione a 360 gradi, quindi vendite, somministrazione ed internazionalizzazione; aspetti imprescindibili per una rete commerciale funzionale e funzionante che possa creare reddito e business.

Il primo amore non si scorda mai. Il Mastio produce birre di ispirazione americana e anglosassone ma la cifra stilistica rimane indiscutibilmente belga. Cosa ha determinato questa direzione?

Beh sicuramente è stato determinante un viaggio nel Belgio meridionale in compagnia di amici alla scoperta dei monasteri trappisti, sufficiente a farci innamorare di una tale varietà di aromi prima, e la scoperta che in qualche modo tra il mondo trappista ed il territorio dell’Abbadia di Fiastra, a cui abbiamo dedicato due birre d’abbazia, potesse esservi filone conduttore poi. Per questo motivo il Belgio rimane sempre nel nostro cuore e nell’anima. In più spezie e lieviti possono rendere birre prodotte in questo stile uniche ed esclusive. La nostra blanche “Litha” ne è un esempio: in tre anni ha più che triplicato la sua produzione in ettolitri, ottenendo anche riconoscimenti importanti a livello internazionale sia in Belgio che in Norvegia.

Non rinunciamo però a strizzare l’occhio anche ad altri stili birrai che amiamo molto, in cui i luppoli sono attori principali. Il nostro vero primo amore è la ricetta della nostra Road77, un’American Amber Ale in cui malti caramellati e luppolo Simcoe regalano delle note affascinanti e irripetibili. E non a caso l’ultima nostra birra inserita in produzione è un’IPA, la CORROSIPA, dove già il nome dà un’indicazione di cosa ci si aspetta: Intensa, amara, luppolata e di carattere.

Impianto da 5 hl e doppia cotta che è praticamente diventata consuetudine. Da poco il Movimento Birrario Italiano (MoBI) ha pubblicato un’indagine quantitativa utilizzando i bilanci di un campione di birrifici italiani. Il quadro che è emerso lascia intendere che siete proprio voi piccoli produttori, colonna portante dell’intero movimento, ad avere maggiori difficoltà. Cosa ne pensi? Oggi ha ancora senso fare impresa birraria?

Ho letto il report di Mobi ed anche io credo che nel prossimo futuro i piccoli birrifici come il nostro potrebbero avere delle difficoltà in più. Come in tutti i settori, anche quello di produzione di birra artigianale non sarà esente dalle basilari leggi di mercato che dettano le varie fasi cicliche comuni a tutti. La scommessa e la bravura delle aziende sarà quella di strutturarsi al più presto in modo da far fronte ad un mercato sempre più competitivo ed alle sue varie richieste tra gusti e prezzi.

Permettimi un mio pensiero: non mi aspetto un grande sostegno da parte delle istituzioni, visto anche il misero contentino dato al comparto della birra con la riduzione di 2 centesimi sulle accise a fronte di un aumento di 75 centesimi in due anni, ma sono convinto che la tenacia di chi come noi lavora nel mondo delle birre artigianali possa aprire la strada a possibili future aperture al tavolo delle trattative. Reputo che sia un vero peccato tarpare le ali ad uno dei pochi comparti in crescita in Italia, un mercato rivolto prevalentemente ai giovani, sia per gli aspetti prettamente lavorativi attraverso una rivalutazione del territorio e dell’agricoltura, a cui i giovani prestano sempre maggiore interesse, che per la clientela stessa che esso attrae. Temo che tale tendenza andrà sempre più a favore delle grandi multinazionali… da cui l’Italia rischia di restare sempre più fuori.

Domanda obbligatoria: cosa bolle in pentola?

Beh qualcosa per il 2017 è trapelato dalle risposte precedenti… Malto prodotto dal nostro orzo dell’alto maceratese e sviluppo di nuovi mercati con una produzione sempre più ampia e speriamo internazionale.

Domanda jolly: qual è il tuo luppolo preferito e perché?

SIMCOE tutta la vita… un luppolo con gli attributi! Robusto, resinoso, rurale… eccellente!

Legarsi al territorio e produrre ingredienti autoctoni? Sfida accettata! Il birrificio Il Mastio ha scommesso fin da subito sul territorio e da allora non si è più fermato. E il meglio deve ancora arrivate.

Sebastiano Nabbisi e le birre de Il Mastio saranno nostri ospiti in data giovedì 29 Dicembre per un Salotto col Birraio. Sapevatelo!

Credits


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