Engelszell: Abbazia di Leopold Reichl

Anche l’Olanda ha la sua birra trappista. Si chiama Engelszell e ne esistono tre versioni: Benno, Gregorius e Nivard.

Engelhartszell, cittadina a nord dell’Austria affacciata sul fiume Danubio. Fino a oggi abbiamo passato in ressegna i 7 storici birrifici trappisti: sei di origine belga e uno olandese. Passiamo adesso alla categoria “resto del mondo” e lo facciamo partendo dall’Abbazia geograficamente più vicina: Engelszell, letteralmente ‘casa degli angeli’. Questo nome ha in qualche modo rotto segnato l’inizio di un nuovo corso per l’Associazione Internazionale Trappista. Dal suo ingresso nell’Associazione si sono aggiunti altri tre birrifici trappisti, portando il totale a undici.

Scherzo del destino: l’Abbazia più recente ha la storia più vecchia.

Questa storia parte dal lontanissimo 1293. A fondare l’Abbazia è stato Bernhard di Prambach, vescovo di Passau. Da allora è successo di tutto. Prima il monastero viene acquisito da privati. Torna a essere pubblico tra il 1618 e il 1699. Dopodiché un brutto incendio ha gettato l’Abbazia nel totale panico economico. Finché (1746) non è arrivato lui, Leopold Reichl. Sarà lui dare un nuovo inizio all’Abbazia Engelszell. Oltre a rimettere a posto le finanze disastrate si occuperà anche di riprendere l’aspetto del monastero. Per questo motivo sarà eternamene ricordato: oggi il suo nome è quello della stessa Abbazia. Purtroppo, nonostante gli sforzi, dopo soli 40 anni (1786) l’Abbazia verrà nuovamente messa ko dall’arrivo dell’Imperatore Joseph II, che ne acquisirà la proprietà fino a epoca recente.

Per fortuna ogni brutta storia ha un lieto fine.

A fine Prima Guerra Mondiale arriva un gruppo di monaci trappisti tedeschi, espulsi dall’Abbazia di Oelenberg in Alsazia (Francia). Una vecchia Abbazia in disuso sembrò loro perfetta per ripartire daccapo. E’ così che nel 1925 Engelszell torna definitivamente in vita. Purtroppo il lieto fine è ancora lontano e nuovi drammi segnano la sua storia. Questa volta è colpa della Gestapo tedesca durante la Seconda Guerra Mondiale: 73 monaci verranno arrestati e dispersi. Cinque di loro verranno rinchiusi nei campi di concentramento, quattro dei quali qui vi moriranno. A fine guerra solo un terzo di loro (23) farà ritorno. Per fortuna verranno velocemente rimpiazzati da altri monaci trappisti tedeschi (15), cacciati dall’Abbazia di Mariastern in Bosnia dopo l’occupazione sovietica.

Oggi niente più guerra: solo pace, preghiera e una marea di attività collaterali.

Se c’è una cosa che i monaci di Engelszell non fanno è stare con le mani in mano. Ogni giorno praticano diverse attività: produzione boschiva (140 ettari di foreste), agricoltura (60 ettari), apicoltura, produzione di formaggi e di liquori (300 hl l’anno, il cui prodotto di punta si chiama “Magenbitter”, un digestivo a base di erbe e spezie). E ovviamente la birra, ma solo a partire dal 2009.

Ci volle l’ennesimo dissesto per convincere i monaci a farsi la birra.

Fortuna volle che uno dei frati incontrasse Peter Krammer. Era birraio presso la locale Brauerei Hofstetten, niente più che un birrificio a conduzione familiare. Peter consigliò e aiutò i monaci a mettere in piedi un birrificio che li aiutasse a raccogliere fondi. Il suo aiuto fu provvidenziale. Nel giro di poco tempo un impianto da 2.500 hl è attivo a pieno regime. Le cose sono andate piuttosto bene e dal 2012 Engelszell è ufficialmente l’ottavo birrificio trappista.

Engelszell è una e trina.

Le birre dell’Abbazia hanno un profilo organolettico distinto, reso tale dal ceppo di lievito utilizzato proveniente dal vino dell’Alsazia. La prima birra si chiama Benno ed è una Belgian Ale da 6.9% abv brassata con il miele delle api del monastero. E’ battezzata in onore di Padre Benno Stumpf (1953-1966), espulso dall’Abbazia di Mariastern durante la Seconda Guerra Mondiale. Sotto la sua guida sono stati rifiniti gli interni dell’Abbazia in stile Rococo.

La birra di bandiera di casa Engelszell è però Gregorius.

Si tratta di una massiccia Quadrupel da ben 10.5% abv, anch’essa prodotta con miele autoctono. Altro nome, altro frate: Gregorius Eisvogel ha accompagnato la rinascita dell’Abbazia tra il 1925 e il 1950. Fu lui a guidare i monaci alsaziani verso Mariawald e Banz, entrambi in Germania, prima di stabilirsi permanentemente a Engelszell. L’ultima arrivata in famiglia si chiama Nivard (in passato Julbiläumsbier) ed è la classica Patersbier da (5.5% abv) destinata al consumo da parte dei monaci. Il nome si riferisce a Nivard Volkmer, abate nel bienno 1989-1991. E’ stata brassata per celebrare il 250esimo anniversario del completamente dell’Abbazia (1764).

birra e preghiera è un binomio universale. Il movimento trappista ha epicentro in Belgio ma ciò non toglie che anche nel resto del mondo ci siano delle chicche niente male. Engelszell, in Austria, ne è eloquente esempio.

Conoscevate l’Abbazia di Engelszell? quali delle sue birre vi stuzzica di più?

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