Distillati di birra: grappe al sapore di luppolo

I distillati di birra sono prodotti rari e molto complessi, ottenuti dalla distillazione di una birra di base.

Abbiamo parlato di distillati in generale, poi abbiamo introdotto i distillati di cereali e adesso è giunto il fatidico momento dei distillati di birra. Perché non poteva certo mancare l’acquavite prodotta con la nostra beneamata bevanda. Per la gioia degli estimatori di entrambi i prodotti. C’è però un piccolo grande problema: i distillati di birra sono difficili da reperire, perlomeno in Italia. Del resto stiamo parlando di un Paese che ha solo recentemente (20 anni) riscoperto il piacere per la bevanda di Cerere.

Altrove è già un prodotto consolidato.

Mentre in Italia i distillati di birra faticano a prendere piede, nei Paesi Scandinavi – con la complicità del freddo – se ne fa incetta. Ma non c’è bisogno di temperature rigide per giustificare una bevuta così importante. I distillati di birra si bevono anche in Germania: qui la Schneider Bräuhaus München produce un distillato partendo dalla sua celebre Aventinus (Weizenbock). E ovviamente non manca il Belgio, dove i distillati di birra sono ancora più numerosi. Tra i più celebri vi sono il “nano” Achouff (Chouffe Coffee, distillato di birra Achouffe con aggiunta di estratto di caffè) e l’Esprit Quintine (barricata in due varianti di vino rosso, Bordeaux e Bourguignone). Nel Belpaese gli esempi più celebri sono quelli di casa Baladin:  l’Esprit de Nöel (in purezza) e l’Esprit Baladin (con infusione a freddo di luppoli).

La birreria chiama, la distilleria risponde.

Purtroppo, per quanto l’idea di produrre distillati di birra sia allettante, i birrifici non possono cimentarsi autonomamente nell’impresa. A meno che non si tratti di birrifici colossali. Questo è dovuto sia alla mancanza delle attrezzature necessarie, sia a ragioni meramente burocratiche. Ma com’è che si dice? Fatta la legge, trovato l’inganno. La soluzione è semplice: commissionare la produzione del distillato a una distilleria, fornendole la birra che si intende trasformare.

Nella scelta della birra base risiede il segreto del distillato di qualità.

L’errore più frequente è lasciare al birraio la scelta della birra da distillare. Sulla carta non è sbagliato: il birraio conosce le sue birre e sceglierà quella più adatta a imprimere allo spirito il proprio carattere. E qui casca l’asino. La distillazione è una pratica complessa e segue regole proprie, che devono essere rispettate. Meglio allora affidarsi al distillatore, che ha maggiore preparazione ed esperienza. Conviene realizzare una birra ad hoc in base al prodotto finale che si vuole ottenere, tenendo conto delle esigenze di distillazione. Solo così si otterrà un distillato eccellente.

Botte sì o botte no?

Così come per i distillati di cereali, un bivio determinante per la caratterizzazione del prodotto finale è la scelta se affinare nelle botti i distillati di birra oppure no. Il legno imprime al distillato un carattere completamente diverso, a seconda di (1) essenza del legno, (2) livello di tostatura delle doghe e (3) durata della maturazione in botte. Il passaggio incide anche sul colore finale, che non sarà più bianco bensì ambrato.

Provate a immaginare il sapore di una grappa al luppolo. Stiamo parlando di prodotti complessi e raffinati, che innalzano la birra a livello di spirito. Ecco cosa sono i distillati di birra, un toccasana per l’anima.

Se volete cimentarvi nell’assaggio di queste prelibatezze vi consigliamo di fare un salto alla nostra Biblioteca della birra. Qui il “materiale di studio” non manca di certo. Che lo spirito sia con voi!

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