Birra IPA: Inghilterra-USA e viceversa

La birra IPA ci ha fatto innamorare, emozionare, commuovere. Ma qual è la sua vera storia? Ecco com’è andata!

Si torna a parlare di birra IPA. Dove eravamo rimasti? Ah, sì: la nascita dei primi prototipi di India Pale Ale. Non erano ancora arrivati i giorni delle IPA vere e proprie ma la ricetta andava lentamente formandosi. Mancava solo un tassello, piccolo ma fondamentale: l’acqua. Quella di Burton-on-Trent in particolare.

Burton-on-Trent diventarà la culla della birra IPA.

Era qui che viveva il birraio Samuel Allsopp. Questa località inglese è attraversata dal fiume Trent, le cui acque sono particolarmente dure e ricche di solfati di calcio. Non c’è bisogno di scomodare la chimica ma vi basti sapere che a parità di ricetta l’acqua fa la differenza. Un’acqua dura estrae più amaro dai luppoli e meno colore dai malti. Risultato? La birra di Burton-on-Trent era più chiara, amara e rinfrescante di quella londinese prodotta dagli Hodgson. In soldoni era molto più buona. I coloni inglesi iniziarono presto a sentire la differenza e a preferirla. Per distinguerla dalla October di la chiameranno India Pale Ale.

Sulla paternità della birra IPA c’è ancora qualche dubbio.

C’è chi si schiera a favore di Hodgson, chi a favore di Allsopp. Alcuni ritengono che la ricetta della prima India Pale Ale fosse frutto dell’intenzione, altri che ci abbiano messo lo zampino la fortuna, il caso e un viaggio particolarmente turbolento. Dovunque sia la verità le IPA erano nate e avevano iniziato a fare strage di cuori. Ma il tempo passa e i gusti cambiano. Le India Pale Ale iniziano a stancare e i consumi si spostano verso varianti più leggere e beverine, più Session.

Le birra IPA è in declino. Sarà l’America a dare loro una nuova Primavera.

Qui, a rivoluzione della birra artigianale appena iniziata (primi anni ’80), si inizia a sentire il bisogno di produrre qualcosa che faccia la differenza. Si osserva alle ricette di tutto il mondo e le India Pale Ale sembrano perfette. Conosciute per via delle colonie inglesi nelle Americhe e particolarmente luppolate, possono beneficiare della presenza di estese coltivazioni di luppoli. Sappiamo bene che tra luppoli inglesi e americani c’è una differenza abissale. I primo sono “delicati”, erbacei, terrosi e speziati; i secondo sono “sbruffoni”, fruttati dal Mediterraneo ai Caraibi, con suggestioni forestali (resina, conifere).

La differenza tra i luppoli c’è e si sente.

I luppoli americani conferiscono alle IPA un profilo organolettico molto più “sexy”, ruffiano e particolarmente gradevole. Nessuno riesce a resistervi. Il loro successo è tale che le India Pale Ale brassate all’americana (American IPA) vengono esportate in tutto il mondo. Quello che accade è paradossale: dopo essere nate, cresciute e quasi sepolte in Inghilterra, le IPA vi faranno ritorno dopo un secolo e mezzo con qualche modifica (non solo luppoli ma anche malti).

Questo è per sommi capi quello che è stato. Il bello è immaginare quello che sarà. La birra IPA continuerà a rimanere sulla cresta dell’onda? Comunque vada una cosa è certa: è merito loro se è esplosa la rivoluzione della birra artigianale. IPA, grazie di cuore!


1 Reply to "Birra IPA: Inghilterra-USA e viceversa"

  • October Beer: il Barley Wine dell'India - Birramoriamoci
    5 Settembre 2016 (6:03)
    Reply

    […] gli anni delle prime spedizioni marittime verso le colonie indiane e l’inizio del mito delle India Pale Ale. Si narra di un birraio di nome Hodgson, particolarmente apprezzato per le sue Porter, che si era […]

     

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