Beer cocktail: nuova frontiera del bere

Mai sentito parlare di beer cocktail? Base di birra, pochi altri ingredienti nelle giuste dosi e tantissimo gusto.

Beer cocktail? Dai, non fate quella faccia: non è la cosa più bizzarra del mondo. La birra esiste praticamente da sempre e i cocktail allietano il nostro fine settimana da secoli. Oggi, coi riflettori puntati sulla birra artigianale, era solo questione di tempo prima che a qualcuno unisse le due cose. I puristi della birra lo considereranno eretico. Anche secondo noi la birra artigianale è già di per sé “dolcemente complicata” per poter diventare l’ingrediente di qualcosa di ancora più complesso. Ma bisogna ammettere che il risultato è buono assai. E allora vale la pena conoscerli, ‘sti beer cocktail. Ce ne sono tanti, per tutti i gusti.

Bee Sting

Bee Sting si traduce in ‘puntura d’ape’. E’ dunque immediata l’associazione con il miele. L’intuito non fallisce ma ha ragione solo per metà. In Regno Unito è un cocktail a base di birra scura (Stout) con aggiunta di succo d’arancia. E il miele? Per trovarlo bisogna andare in America, dove esiste una versione con aggiunta di miele millefiori.

Black and Tan

Base di birra chiara (Pale Ale) blendata con una birra scura (Stout). Il cocktail non è solo buono ma è anche bello a vedersi, grazie al contrasto che si viene a creare tra le due porzioni di birra. Nasce in Inghilterra nel lontano 17esimo secolo. A quei tempi non esistevano certo i beer cocktail ma l’usanza di mischiare birre differenti era parecchio diffusa. La Stout più utilizzata è la Guinness, la cui mescita a carboazoto – al posto della classica anidride carbonica – beneficia della minore densità, rendendo netta la separazione tra le due birre.

Black Velvet

Un beer cocktail di quelli preziosi: base di birra scura (Stout) con aggiunta di champagne. E’ stato inventato all’interno del Brooks’s Club di Londra nel 1861. Il colore nero simboleggia il lutto ed è stato scelto per commemorare le esequie del principe Alberto. Ne esiste una versione più economica a base di sidro (fermentato di mele) o perry (fermentato di pere) chiamata Poor Man’s Black Velvet (‘Black Velvet dei poveri’). Ma attenzione: l’ordine con cui si mischiano gli ingredienti è fondamentale. Invertendo l’ordine – prima il sidro/perry e poi la birra – si ottiene il Black Adder. Esistono poi diverse varianti nazionali: il Bismark tedesco, a base di Schwarzbier e servito nel classico boccale Mug; il Velluto Italiano, dove lo champagne è sostituito dal Prosecco.

Boilermaker

Di questo beer cocktail esistono due versioni: in America è birra con uno shot di Whisky; nel Regno Unito è mezza pinta di Mild a pompa con metà di Brown Ale in bottiglia. Nella versione tradizionale birra e whisky sono tenuti separati e bevuti in rapida successione, sulla falsariga di un rum e pera. Sta a voi decidere se mescolare le due bevande oppure chiedere di depositare lo shot di Whisky a fondo bicchiere (in questo caso si chiama Depth Charge). In alcuni casi il Boilermaker è servito direttamente all’interno della bottiglia. Versioni simili si possono trovare in Olanda (Kopstootje, birra e Jenever, gin belga) e in Germania (Herrengedeck, birra e Korn, Brandy).

Broadway

Banale ma sfiziosissimo. Questo beer cocktail sfrutta il potere rinfrescante della Coca-Cola e vi aggiunge quello della birra. Risultato? Una bevanda dissetante all’ennesima potenza, un antidoto all’arsura estiva in pratico formato bicchiere.

Dog’s Nose

Beer cocktail di quelli vintage: ne viene fatta menzione per la prima volta in Pickwick Club, la prima novella di Charles Dickens (1836). La ricetta è semplice. Si parte da una base di birra scura (Stout o Porter) riscaldata al microonde per un minuto. Dopodiché si aggiungono zucchero di canna e gin, si mescola e si cosparge di noce moscata in polvere.

Flip

Nasce nel lontano 1695. A quei tempi il mix di birra, gin e zucchero veniva riscaldato con un ferro rovente che ne causava l’abbondante schiuma. Da qui il termine flip, sinonimo di schiuma. Dopodiché (1862) il cocktail è stato completamente stravolto: niente birra e niente più incisione a caldo. In sostituzione arrivano zucchero ma soprattutto uova, nelle varianti con e con crema (Egg Nog). Secondo voi è strano aggiungere uova in un cocktail? Beh,ognuno ha i suoi gusti!

Liverpool kiss e Red Eye

Il “bacio alcolico” della città dei Beatles si compone di soli due ingredienti: birra scura (Stout) e Cassis (liquore rosso, dolce, ricavato dal ribes nero). Sempre nelle tonalità di rosso c’è il Red Eye. Questo beer cocktail è stato reso famoso da Tom Cruise, che veste i panni di bartender nel film Cocktail. Nel film il cocktail viene utilizzato come cura alla sbornia. E’ corretto: l’uovo inibisce il senso di nausea. Ne esistono due versioni: quella semplice (metà birra e metà succo di pomodoro) e quella “mascolina” con aggiunta di vodka.

Skip and go naked

Senza dubbio il beer cocktail col nome più strano di tutti. Base di birra, gin, succo di limone (o limonata) e granatina. Ma se proprio vogliamo parlare di limonata il principe dei beer cocktail è lui: lo Shandy. Niente più che birra Bitter con aggiunta di limonata in parti eguali.

Conti alla mano l’essere umano è stato solito consumare beer cocktail da sempre. Ma oggi la questione è diversa: l’avvento della birra artigianale consente di raggiungere nuove dimensioni di gusto.

A voi i beer cocktail sfiziano? quali avete provato tra quelli menzionati? quali altri conoscete?


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